Vitamina D sotto i riflettori: un recente studio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, pubblicato su Respiratory Research, ha scoperto che una sua carenza potrebbe contribuire ad accelerare e ad aggravare l’andamento delle infezioni da Covid 19, con risposte infiammatorie alterate e un maggiore coinvolgimento polmonare. Per essere validati, questi primi risultati necessitano di ulteriori ricerche, ma è ormai accertato che la vitamina D non favorisce solo l’assorbimento del calcio e del fosforo, due minerali essenziali per mantenere inossidabile e compatta l’ossatura, per tutta la durata della vita. Svolge anche un importante ruolo come ormone pluripotente ed entra in gioco in diversi meccanismi del sistema immunitario. “Rende più attivi i linfociti, le sentinelle dell’organismo, aiutandoli a proteggerci meglio dalle infezioni, dalle malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide o il diabete giovanile, e secondo alcuni studi anche dai tumori”, sottolinea il professor Andrea Giustina, professore ordinario di endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università Vita e Salute, primario di endocrinologia all’ Ospedale San Raffaele di Milano, e Presidente della European Hormone and Metabolism Foundation. “E’ anche amica della salute del cuore: abbassa i rischi di ipertensione e infarto”. Proprio per questo, vale la pena di non rimanerne mai a corto e la primavera è il momento giusto per darsi da fare.
Amico sole
Il primo segreto per riuscirci: esporsi al sole. “L’80% della vitamina D di cui abbiamo bisogno viene prodotta dall’organismo proprio quando la pelle viene esposta agli ultravioletti”, spiega il nostro esperto. A partire dalle prime giornate di primavera, perciò, Ok ad una passeggiata di 20-30 minuti al giorno, meglio se tra le 11 e le 15 quando l’irraggiamento è più intenso, fatta però con il viso , e quando le temperature lo permettono anche conle braccia e le gambe, scoperti. “ Ricordiamoci però che utilizzare creme ad alta protezione attenua questo benefico effetto dei raggi solari “, sottolinea il professor Giustina che aggiunge :”inutile anche prendere il sole attraverso i vetri. L’assorbimento dei raggi solari si annulla e la sintesi del prezioso ormone va in fumo”.
A tavola
Il 20% della vitamina D che ci serve proviene invece dall’alimentazione che ne deve fornire 800 unità internazionali ( UI) al giorno, quota che aumenta a 1000 per gli over 50. Per far quadrare i conti, perciò, occorre introdurre nel menù settimanale i cibi che ne sono più ricchi: “un paio d’uova (ognuna ne garantisce 87 UI), almeno due porzioni di formaggio ( circa 20 UI l’una) e 2 di pesce, scegliendo quello più grasso come salmone fresco (se pescato, contiene sino a 1000 IU di vitamina D ogni 100 grammi) o affumicato ( 685 UI), sardine e alici ( 275 UI), sgombri (1000 UI), trote (759 UI) e anguille ( 932 UI )”, suggerisce il professor Giustina . “Ok anche al tonno in scatola ( sino a 235 UI di vitamina D), allo yogurt e al latte: 2-3 barattolini di yogurt magro o 750 ml di latte assicurano ben 500 UI. Chi è intollerante può orientarsi sul latte di soia che fornisce 47 UI di vitamina D ogni 100 grammi”.
Carenze in agguato
Il mix sole e giusta alimentazione non sempre mette del tutto al riparo dai deficit di vitamina D .” A rischiare di più chi è in sovrappeso: la vitamina D è liposolubile, tende ad accumularsi nei chili di troppo invece di circolare nel sangue e il suo assorbimento si riduce”, spiega il nostro esperto. “A rischio anche chi è sempre chiuso in casa o in ufficio e non si espone al sole, chi soffre di malattie come il morbo di Crohn o la celiachia, che mandano in tilt un corretto assorbimento intestinale dei nutrienti, e chi è over 60: con l’età si riduce la capacità dell’organismo di produrre vitamina D. Stanchezza e debolezza muscolare sono sintomi che possono farne sospettare un deficit, ma sono comuni a tanti altri problemi di salute che da soli non bastano”.
Un esame per far chiarezza
Per far chiarezza su un’eventuale carenza è sufficiente un semplice esame del sangue , il dosaggio della 25 -OH vitamina D. “Nessun problema se i valori sono superiori a 20 ng/ml , mentre se sono inferiori sono la spia di una carenza significativa che si può riflettere in un ridotto assorbimento del calcio e quindi in un rischio maggiore di rachitismo nel bambino, o in una carente mineralizzazione dello scheletro nell’adulto che può aprire la strada a una aumentata fragilità ossea e aggravare l’osteoporosi”, spiega il professor Giustina. “In questo caso, la soluzione è la supplementazione in genere a base di calecalciferolo, la stessa forma di vitamina D prodotta dalla pelle dopo l’esposizione ai raggi solari. Stessa prescrizione anche per chi ha valori compresi tra 20 e 30 ng/ml , ma soffre già di osteoporosi: lo scheletro ha bisogno di un aiuto in più. Non solo: l’assunzione di vitamina D rende più efficace anche l’azione dei bifosfonati, i farmaci di solito prescritti per dar nuova forza e più resistenza alle ossa fragili e malate. Gli integratori sono disponibili in compresse o in forma liquida, da assumere per bocca, seguendo il dosaggio e la frequenza ( tutti i giorni, ogni due o 4 settimane ) prescritti dal medico: in sicurezza e senza rischi di sovradosaggi”.
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